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Un paese di primule e caserme

Fino agli anni ’90 lo sviluppo del nord est d’Italia è stato condizionato dalla massiccia presenza di strutture e servitù militari. Durante la guerra fredda la grande presenza di uomini e mezzi era giustificata dal timore di un attacco da parte di forze afferenti al Patto di Varsavia. Dopo la caduta del muro di Berlino, nel 1989, l’apertura delle frontiere con la Slovenia nel 2004 e la fine della leva obbligatoria, questi territori sono stati lentamente abbandonati dall’esercito italiano. Un anno dopo l’altro, gran parte delle caserme sono state chiuse. Secondo un’indagine della Procura Militare di Padova, solo in Friuli Venezia Giulia sono più di 400 i beni abbandonati tra ex caserme, arsenali, depositi, ospedali, basi, poligoni, polveriere, alloggi dell’esercito. Qual è l’impatto sociale, ambientale ed economico del sistema militare? Come riutilizzare questi spazi?

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